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andrea franceschi chef 01Quando alla famosa e fatidica domanda "cosa vuoi fare da grande?" rispondevo "il Cuoco" con solenne fermezza la gente mi guardava e sorrideva.

Chissà quanti di loro mi presero sul serio, quanti credettero fosse solo la fantasia di un bambino che avrebbe cambiato idea altre cento volte almeno.

non solo non cambiai mai idea, ma coltivai il mio sogno anno dopo anno, con passione e sacrifici, credendoci sempre di più... e quello che iniziò come una semplice fantasia diventò un obiettivo, una missione di vita, un modo di essere.

Avevo 5 o 6 anni quando cominciai a "spegnatare", termine dialettale troppo bello e colorito per essere tradotto.
Mi mettevo un grembiule enorme, prendevo gli ordini dai miei clienti immaginari e iniziavo ad imbandire la tavola svuotando frigo e credenze, sporcando senza ritegno. alla fine erano tutti soddisfatti devo dire, tranne la mamma che doveva pulire.

Poi arrivò la fase "teenager" e partii con borsoni grandi quanto bastava per contenere l'irrefrenabile voglia di divertirmi e imparare cose nuove. delle mie prime stagioni ricordo che la Cucina era un luogo magico e maledetto allo stesso tempo: ci passavo talmente tanto tempo che fatico a ricordare altro.
"Stagione" significa sudare, condividere tutto, significa perdere la cognizione temporale: essere assorbiti al punto tale che non esci, fisicamente o psicologicamente, da quel luogo sacro neanche nelle poche ore di riposo.
Le stagioni sono prove dure, ti plasmano per sempre.. e ti fanno capire che la passione è indispensabile per far bene questo mestiere ma che non basta: serve metodo, efficienza, rapidità, creatività, precisione e la forza di un vero guerriero.

Quando gestii un ristorante per la prima volta capii che nessun altro lavoro sarebbe stato più azzeccato.
Cosa significa per me essere "Chef"?
Amare ogni singola giornata trascorsa con le persone che ho scelto negli anni dentro a 4 muri che ormai parlano di noi...
E costruire coi clienti un rapporto di fiducia e simpatia tale che li faccia uscire col sorriso e con un bel ricordo, perché è quello che ripaga ogni fatica.
Infine essere Chef significa guardarmi indietro, con tutta l'umiltà di cui sono capace, ed essere felice che il mio percorso mi abbia portato qui, ai piedi di un Lago dove sogni e promesse si rincorrono continuamente.
E con l'ambiziosa consapevolezza che la crescita personale e professionale non si ferma mai.

Andrea Franceschi Chef

Dicono di Noi

Ristorante Cà del Lago
Via Brentella Destra, 50, 35028 Piove di sacco PD

Per info e prenotazioni
+39 331 413 9727

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